Il Sake è sake!

Dekoji0753

Dekoji (courtesy of Miyasaka Brewery)

Il sake sembra sfuggente nella sua definizione. Lo hanno chiamato vino di riso per familiarizzare. E poteva andare bene agli albori del sake, in Italia soprattutto. Eppure ad un livello elementare di comprensione. E questo per spiegare che il sake non fosse un distillato e per cercare di riportarlo “in riga” tra i fermentati. Il ragionamento alla base poteva essere: per non confondere il sake con un distillato, appelliamoci al “fermentato nazionale” e se lo chiamiamo vino di riso possiamo alludere al fatto che sia per l’appunto un fermentato. Solo che dopo, lo step successivo, prevedeva che si dovesse specificare che proprio un vino non è in quanto di uva nel sake non se ne parla e la fermentazione del mosto è molto diversa da quella che sviluppa il riso. L’approssimazione di questa affermazione avrebbe voluto cioè portarci a rendere familiare con una similitudine il sake al vino e a voler rinunciare alla descrizione delle singolarità ed unicità dell’uno e dell’altro invece di valorizzarne le peculiarità. Certo siamo all’interno della stessa famiglia, i fermentati, e poi? E poi basta. Oltretutto, a ben guardare non sempre il risultato sperato dalla trasposizione “vino di riso” è stato raggiunto, stante che fino a qualche anno fa alcune celebri istituzioni dedite all’insegnamento dell’enologia relegavano ancora il sake tra i distillati.

Volendo definire il sake potremo dire che “È una bevanda ottenuta dalla fermentazione alcolica di riso raffinato e con l’utilizzo di enzimi e lieviti selezionati. In commercio ha una gradazione alcolica che generalmente si attesta tra i 12 ed 16 gradi. Puo’ essere incolore o presentare riflessi virati sul giallo o verde chiaro. Può avere aromi e profili di gusto che vanno dal fruttato/floreale all’erbaceo/cereale. Si puo’ servire freddo, a temperatura ambiente o caldo.”

Il sake giapponese si fa solo utilizzando come materia prima il riso. Non l’uva, non il grano o i petali di rosa, solo il riso.

Il sake è il fermentato che nasce con una gradazione alcolica pari tra i 18 ed i 22 gradi e, generalmente, prima di essere immesso in commercio viene diluito con acqua per portare il grado alcolico tra i 12 ed i 16, a seconda del tipo e del gusto del sake che si sta producendo.

Il sake è un fermentato che si serve come aperitivo quanto durante il pasto. Solo alcuni si addicono al dessert. Il sake si serve freddo, a temperatura ambiente e caldo. Certo che esistono alcuni sake che si bevono “anche” caldi. Non tutti. Una regola di prima mano? Cibo freddo sake freddo e cibo caldo sake caldo. E questo è materiale didattico dei corsi sul sake.

La questione era (ed è) quella di far comprendere che cosa sia il sake a chi non lo aveva mai assaggiato. Ma appellarsi al vino non serve o almeno è riduttivo. Ad oggi, a dire il vero, la situazione è cambiata, in meglio. Se infatti fino a qualche anno fa in Italia si trovavano solo pochi sake, adesso, anche grazie ad internet, di sake in Italia ce ne sono e anche di ottima qualità. Diversi tipi di sake provenienti da differenti zone del Giappone permetto di costruire un quadro più organico. Per non parlare di alcuni ristoranti che da tempo si sono dedicati ad avere oltre ad una carta dei vini anche quella dei sake dando la possibilità di provare al calice diverse tipologie di sake.

E allora più di tante parole, provatene non uno o due, ma una dozzina! Un consiglio? Prima di scegliere un sake dalla carta, pensate molto semplice. Chiedetevi se vi potrebbe piacere un sake secco o complesso piuttosto che fruttato e fresco. Non esiste un solo gusto del sake, ne esistono molti. Se provate un sake che non vi convince, non vi fermate, andate avanti. E se trovate un sake sommelier lasciatevi guidare.  Il sake è il sake!

Firenzesake_selezione_2017-2-1

 

Chi produce il sake in Italia?

risaia5646

Piantagione di riso per la produzione di nihonshu

Ho passato gli ultimi cinque anni a raccontare che cosa sia il sake giapponese. Ho avuto il piacere di incontrare ed intrattenere molte persone, in situazioni molto diverse fra loro, tutte richiamate dalla curiosità nascente intorno al sake giapponese. Ho potuto insegnare corsi WSET di primo livello, modulo didattico che insegna che cosa sia il sake e come lo si produce e distingue nelle differenti tipologie. Ho organizzato degli incontri o seminari dove ho cercato di portare il pubblico italiano nel mondo del sake giapponese. Insomma , cinque appassionati anni in cui ho sempre spiegato, anzi no, “evidenziato” come il sake sia un fermentato derivante dal solo riso ed i cui ingredienti sono appunto: acqua, riso, lieviti, koji ed in alcuni casi anche una parte di alcol distillato aggiunto.

E’ stato chiaro fin dall’inizio che i fraintendimenti sul sake fossero in Italia, come all’estero, quelli “classici” ovvero che il sake sia un distillato che vada bevuto caldo a fine pasto e che provenga, a scelta vostra, o dai petali di rose o dalle patate dolci. Un po’ come se guardando un quadro di Picasso si pensasse di trovarsi difronte alle pitture rupestri di età preistorica. Quindi la scelta è stata quella di intraprendere, in modo paziente, la via dell’educazione e della ripetizione orale. Come una sorta di mantra, tutte le volte che inizio un intervento in pubblico, sintetizzo: il sake è un fermentato i cui ingredienti sono acqua riso lieviti e koji! E ripetevo… acqua riso lieviti e koji! Petita iuvant.

Devo ammettere che la situazione negli ultimi anni è migliorata. Anche se la prognosi rimane ancora riservata. Tuttavia qua e là appaiono segnali di una certa comprensione, a tratti consapevole, circa questa bevanda millenaria che per tanto tempo è stata relegata ad occupare uno spazio inadeguato quanto immeritevole tra i distillati.

E non mi stupisce che in tutto questo trambusto, mentre alcuni si prodigano a divulgare, in modo corretto e specifico, che cosa sia il vero sake giapponese, altri ne traggano un  vantaggio e, con un tempismo perfetto, offrano al pubblico italiano non già una bevanda quanto una operazione di marketing. Una operazione che potrebbe risultare esiziale in quanto va ad innestarsi in un momento in cui ancora la conoscenza sul vero sake non si è ancora consolidata e sedimentata nelle coscienze degli italiani. Un’operazione disorientante rispetto ad un modello originario che ancora non è stato codificato in modo compiuto nella percezione dei consumatori. Un volo pindarico in cui il problema non è la caduta quanto l’atterraggio.

Ad oggi, ancora tanto lavoro c’è da fare e, sopratutto, da scrivere e da divulgare in modo completo e corretto. Allo stato delle cose siamo solo ai primi passi e la maggior parte degli italiani ha, nella migliore delle ipotesi, degustato venti (trenta?) sake giapponesi. Una goccia nel mare di sake.

Da un altro punto di vista, questa operazione di marketing solleva la questione su  come la denominazione “sake”, insieme con altri prodotti tipici, sia ancora oggi carente di una normativa sovranazionale in grado di fondare quei meccanismi di tutela, tracciando così i confini per distinguere l’autentico dall’artefatto. In sostanza ci sarebbe da chiedersi in che modo la tutela di un prodotto tipico operi e quale efficacia abbia oltre i confini nazionali. Perché di questo si tratta. E questo fa riflettere tanto che, come se non bastasse, adesso la soluzione proposta sembrerebbe segnare una via diversa: adesso dovremo cominciare a chiamarlo nihonshu. Con buona pace dei consumatori.

In Italia, in realtà, l’idea di produrre sake – quello fatto con riso, koji, acqua e lieviti –  sta, per così dire, “fermentando” e presto operatori attenti e consapevoli offriranno agli italiani una loro interpretazione autentica della bevanda giapponese. Anzi, verranno a crearsi partnership importanti e di confronto tra due mondi – quello nipponico e quello italiano – con risultati che saranno il frutto di sinergie e di metodi di lavoro e di storie tanto diverse quanto genuine. E solo allora potremo aprire un dibattito serio e, mi auguro,  critico e costruttivo su cosa sia il sake, quello vero. E tutto tornerà a posto.

uccello ok 4637

Prefettura di Fukui: risaia.

Sakè caldo o freddo?

 

IMG_5976_Fotor

Una delle domande più ricorrenti – tanto da rimanerne quasi deluso se non mi viene posta –  quando mi torvo a presentare le diverse tipologie di sakè è se questo debba essere servito caldo oppure freddo. E questa sembra una domanda facile quanto in realtà sfuggente ad una risposta univoca. A meno di non dover essere didattici e dover contingentare i tempi per evitare di precipitare nel racconto di una storia infinita.

Caldo o freddo? Sakè caldo o sakè freddo? E quanto caldo? E quanto freddo? Ad oggi, purtroppo, capita che il sake ci venga proposto caldo così tout court senza neppure un perché oppure anche per far leva sulla “zona d’ombra” che il calore produce.

In realtà, ed in modo più preciso, bisognerebbe considerare  il tipo di sakè ed il tipo di metodo di produzione con un occhio di riguardo al periodo storico, o meglio,  alla storia del sakè.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Museo del Sake di Kyoto. Lavorazione del riso.

Il sakè che conosciamo ai giorni nostri è stato oggetto negli ultimi cento anni di una trasformazione senza precedenti nella sua evoluzione. Il sakè, così come lo possiamo vedere consumato e raffigurato nelle stampe del periodo Edo, ha invertito rotta maturando negli ultimi cento anni una trasformazione accelerata dalle innovazioni tecnologiche che non hanno certo risparmiato il mondo del sakè. In sostanza, il processo di modernizzazione che ha investito il Giappone a partire dalla fine dell’800, ha coinvolto anche il sakè che, anzi, con il supporto di nuove tecnologie e competenze si è lanciato in una galoppata secolare carica di scoperte che lo ha portato ad approdare nel secondo millennio. A parte qualche cantina che, per scelta di stile, continua a produrre sakè seguendo antichissimi manoscritti e con risultati, come dire, “autentici”, tutto il mondo del sakè è stato caratterizzato da una evoluzione nei metodi di produzione. I lieviti sono stati via via selezionati e studiati; il chicco di riso viene raffinato e non solo molato in modo grossolano; le fermentazioni vengono seguite in modo meticoloso nelle tank di acciaio che hanno progressivamente sostituito quelle in legno. Ed i gusti del sakè si sono diversificati ed affinati. I gusti del sakè sono rimasti al passo con i tempi, verrebbe da dire.

nigorizake6247

Doburoku

Ebbene, se ripercorriamo la storia del sakè vediamo come questo, inteso anche come bevanda ristoratrice per il corpo, venisse consumato caldo o a temperatura ambiente fin dai tempi antichi. Era il modo ritenuto più congeniale anche seguendo una tradizione che era venuta da oltre mare. Invero, nei secoli siamo passati da un tipo di sakè grosso e spesso, acido o dolciastro, torbido e “primordiale”, ad una bevanda chiara e limpida, con aromi ed architetture di gusto delicate a volte fresche e fruttate, a volte più evolute verso sentori di cereali e frutta a guscio. E con questo lento evolvere ed affinarsi dei gusti del sakè, si è andata via via ad affermare la tendenza moderna di servire il sakè freddo e questo anche grazie all’avvento di ginjo sempre più raffinati.

E allora oggi quale sakè va bevuto caldo e quale va bevuto freddo?

Bene partiamo dalla didattica. Il Ginjo, nelle sue declinazioni di Junmai Daiginjo, Daiginjo, Junmai Ginjo e Ginjo, riportando a note fruttate , dovrebbe  essere servito freddo o fresco (8-12°C), esaltando la freschezza attraverso le acidità. Mentre il Junmaishu e l’ Honjozo caldi (45°-55°C) o a temperatura ambiente, viceversa per aumentarne la morbidezza.

Questa è una generalizzazione ed è senz’altro la più azzeccata linea guida che possiate trovare ed utilizzare…è, mi si passi l’espressione, “di facile uso”.

Se ci allontaniamo invece dal paradigma didattico vediamo che la questione si fa complessa.  Qualche volta sono gli stessi produttori che nell’etichetta posteriore ci danno la soluzione andando ad indicare la temperatura di servizio che, secondo loro, risulta ottimale. E quindi, capita, per esempio, che per un Junmai Ginjo venga indicata come ottimale la temperatura di 35 gradi o anche la temperatura ambiente, proprio perché il produttore ha in mente un profilo aromatico e gustativo che si esalta a quelle temperature. Non dimentichiamoci che produrre sakè è un processo creativo che mira alla costruzione di un gusto da parte del produttore che utilizza le sue materie prime come mattoni la cui sommatoria riporta ad un gusto specifico, ad una costruzione ideale.

Si dovrebbe infine tenere presente quali profili tra l’acidità, l’amaro, la dolcezza e la sapidità si vogliono esaltare nella degustazione e sopratutto nell’abbinamento. Ho detto abbinamento? Certo perché una cosa è bere il sakè come bevanda meditativa o come aperitivo, altra esperienza è data dal sakè in compagnia con pietanze giapponesi o nostrane. In effetti anche qui troviamo una risposta pronta. Cibo freddo pretenderebbe il sake freddo ed il cibo caldo pretenderebbe un sakè caldo. Ma è sempre corretto?  In realtà al momento di scegliere un abbinamento si tratta di delineare un sistema in cui il gusto ne è il risultato ed i criteri di accostamenti ne sono le sua fondamenta. Ci vuole la giusta esperienza nel mondo del sakè per realizzare un simile progetto.

crivellinDSC_5448

TASTING – MABOROSHI NO TAKI JUNMAI GINJO

E allora? Se decidiamo di allontanarci dall’atteggiamento paradigmatico, ecco che ci soccorre un antico filosofo con il suo metodo. La soluzione perfetta, alla portata di tutti, è favorita dalla prova empirica. Lo stesso sakè proviamolo riscaldato, a temperatura ambiente e freddo. O viceversa. Proveremo così sensazioni diverse e, a volte, diametralmente opposte. Scompariranno sentori o si creeranno gusti inaspettati e, talvolta, meravigliose sorprese. Talvolta. L’atteggiamento paradigmatico lasciamolo ai momenti dell’insegnamento e torniamo studenti con la nostra capacità di essere curiosi e ricercatori difronte ad una bevanda tradizionale e millenaria che ha ancora molto da insegnarci e stupirci. Alla scoperta del sakè giapponese non ci si annoia mai!

Sentiti libero

Aprile. Il sakè in Italia. Due appuntamenti nel nome del sakè!

Enoteca Alessi 1952

Che cosa hanno in comune l’Enoteca Alessi ed il Vinitaly?

Ebbene, ad Aprile ospiteranno il sakè giapponese ed i migliori produttori di questa bevanda tradizionale.

All’Enoteca Alessi potete già trovare una selezione di ottimi sakè artigianali. Al Fusion Bar potete già provare diversi sakè presenti nel menù. E al Vinitaly?  Bè al Vinitaly il sakè è al terzo round. Questo sarà infatti il terzo anno di partecipazione che è destinato ad essere ricordato per la varietà di sakè presentati e per l’eccezionale presenza di numerosi produttori giapponesi: Arimitsu (Kochi), Sekiya (Aichi), Tomita (Shiga) e Yoshida (Fukui).

E se per qualcuno arrivare al Vinitaly potesse risultare difficile, ecco due occasioni a Firenze all’insegna del sakè giapponese. In entrambi gli appuntamenti potrete conoscere Shoko Yoshida, giovane ragazza giapponese, la cui famiglia produce il sakè da sette generazioni. Shoko Yoshida viene dalla sua cantina nella prefettura di Fukui dove si coltiva un buon riso da sakè e dove l’acqua che viene dalle montagne porta a sviluppare dei sakè ricchi e corposi.

 

Il primo appuntamento si terrà al Kawaii Bar dove saremo portati ad assaggiare e a familiarizzare  con un sakè, Tokubetsu Junmai, nella sua versatilità: prima nella classica tazzina di ceramica, ochoko, e dopo lo troveremo miscelato per offrire una versione più moderna. Il tutto sarà orchestrato dallo staff che vi saprà fornire le coordinate per poter apprezzare l’esperienza. Per non farci mancare niente verrà proposto un abbinamento con finger food nipponico preparato sul momento dalla cucina del ristorante.

 

Alessi

Il secondo appuntamento si terrà all’Enoteca Alessi da sempre luogo culto di chi cerca a Firenze ogni tipo di bevanda e qui si trova nell’imbarazzo della scelta. In questo appuntamento potrete incontrare e parlare con Shoko Yoshida. Vogliamo proporvi un incontro informale e non convenzionale. Avete qualche curiosità sul sakè giapponese? Pensate ancora che il sakè sia un liquore da bere a fine pasto? Volete provare qualche novità (ce ne saranno!)? Bene è questa l’occasione per poter ricevere le giuste dritte su questa bevanda tradizionale e per poter assaggiare tre tipi di sakè prodotti dalla cantina Hakuryu di Fukui. Per dare la possibilità di partecipare a tutti faremo una presentazione in due momenti, fino alle 17.30. Tasting e partecipazione sono liberi e graditi. La prenotazione è consigliata: info@firenzesake.com.

Firenzesake_selezione_2017-2-1

 

 

 

 

Cocktail Sakè – La Scuola fiorentina

Nella calda estate del 2015, nel capoluogo toscano, un gruppo di bartenders furono i precursori di quella che in questi anni si è andata a consolidare come una scuola naturale sul sakè nella miscelazione. Veniva tracciata la prima strada fiorentina verso la scoperta del sakè giapponese nella mixology, creando il primo evento del genere in Italia. Si parlava e ci si confrontava sui metodi di produzione di questa bevanda tradizionale, su quali fossero le differenze tra i sake e quali potessero essere le loro diverse potenzialità nella miscelazione. Luca Picchi, Sacha Mecocci, Daniele Cancellara, Julian Biondi e Manuel Petretto, solo per citare alcuni dei nomi dei professionisti di Firenze che presero parte a questa prima iniziativa, dimostrarono grande sensibilità ed apertura intellettuale. Quell’evento rappresentò una occasione eccezionale. Dopo che Giovanni Municchi ci ebbe edotto sulla produzione, il pubblico sperimentò quali varianti di gusto potessero svilupparsi con il sakè miscelato con altri alcolici, distillati od infusi home made.

Dal 2015 ad oggi, il sakè sta trovando la sua giusta collocazione non solo come bevanda in sintonia con la cucina italiana e con le sue materie prime, ma anche come momento creativo per i bartenders fiorentini. Il fermentato nipponico nella miscelazione riempie il calice o la coppa di suggestioni orientali e si armonizza insieme con distillati europei o nostrani. In effetti, il sakè può contare su un estro tutto suo e concede uno spunto per scoprire nuovi confini ancora poco esplorati.

Fatti e storie raccontano di come anno dopo anno una scuola fiorentina di miscelazione del sakè si sia radicata in modo spontaneo, non ufficiale. Quasi una scuola segreta. Dal 2015 mai lo stesso sakè è stato miscelato nello stesso modo. Varianti di tecniche e di sfumature di sakè cocktails hanno popolato i migliori cocktail bar di Firenze. I professionisti della miscelazione fiorentina si sono appassionati e, con fare quasi zen, si sono messi in gioco con un fermentato antico quanto nuovo per il loro know how.

In questi anni il sakè è apparso sulla scena fiorentina qualche volta in modo fugace ed episodico per eventi enogastronomici che ben si armonizzavano a celebrare questo connubio italo nipponico. Per tutti valgano il cocktail Hasu Oranji di Daniele Cancellara per la Florence Cocktail Week del 2016 ed il K9 Old Fashion di Fabio Graffi e Lapo Guarducci nel Fuori di Taste 2018.

Altre volte, e sempre più spesso, il fermentato giapponese ha trovato spazio definitivo nei menù come ingrediente per suggestionare e creare una ventata di respiro orientale ed internazionale. E allora, proseguendo in ordine cronologico, come non citare Maurizio Pfrimmer, Emanuele Manzoni e Niccolò Pedreschi dove al (fu) Dolce Vita creavano nippo-cocktails retro futuristi dal sapore novecentesco od estivo rinfrescanti. Per arrivare ai giorni nostri dove ritroviamo Daniele Cancellara che al Rasputin propone cocktails in cui del sakè in miscelazione si esalta il fascino erudito, proponendone una interpretazione letteraria e jazz. Stessa ricerca e stessa energia che dal 2015 continua ad appassionare Sacha Mecocci, bartender del Fusion Bar, che della miscelazione del sakè ha intrapreso uno studio con metodo filologico che lo ha portato ad essere un determinato praticante e non solo un asceta divulgatore. Al Rasputin o al Fusion Bar, si trovano nei menù raffinati cocktails creati con sakè artigianali: cocktails con una propria particolare presentazione e con una storia da ascoltare e, soprattutto, da raccontare.

dav

Ed è sulla spinta di questa onda che il sakè ha trovato accoglienza anche al Four Season di Firenze. Nella cocktail list, dal titolo evocativo “La Sfida”, da dicembre del 2018 si trova un cocktail ideato da Edoardo Sandri in cui il sakè viene servito in…vespa, quasi a voler dare conferma del suo carattere originale, libero e moderno. Ed il Four Season non si ferma e sono già in cantiere ulteriori novità. Il barman Karem Pasqualetti, fresco di diploma WSET sul sakè, promette un rilancio con interessanti sviluppi con coktails sakè pronti ad essere serviti per la calda stagione estiva fiorentina.

Tracce di una scuola fiorentina di miscelazione dei sakè si trovano anche nelle giovani leve che si stanno facendo largo a Firenze sviluppando nuovi concept. Primi fra tutti Adrine Briz e Duccio Mazzetti del Kawaii Sake Bar o Lorenzo Pizzorno del Pint Of View dove si possono assaggiare originali aperitivi a base di sakè artigianali. E qui troviamo non già dei precursori quanto delle vere e proprie avanguardie di questa scuola. Un consiglio? Chiedete loro prima un assaggio di sakè e fatevi raccontare come si produce e poi, dopo, fatelo miscelare.

IMG-20190316-WA0003

Se, infine, capitate dalle parti della Versilia, una succursale di questa scuola ideale che vede il sakè come protagonista è senz’altro ben rappresentata da due nomi: Andrea Silvestri (Soldi, Forte dei Marmi) ed Elisa Zurlini ( Filippo, Pietrasanta). E qui il sakè si lascia influenzare dal territorio con ispirazioni marine con risultati tutt’altro che scontati e con l’intenzione dichiarata di voler definire un loro approccio, una visione ed interpretazione del sakè in Versilia. Che siano questi i primi passi di una nuova e scoppiettante stagione versiliana? …

Firenzesake_selezione_2017-2-1

Lavora con noi

Vivi e lavori a Roma?

La tua passione è il Giappone?

Conosci e ti piace il sakè giapponese?

Ti piace il mondo del food and beverage?

Hai già un lavoro, ma hai del tempo da dedicare ad una seconda attività remunerativa?

Firenzesake_selezione_2017-2-1Stiamo cercando una persona, intraprendente e seria, che, in autonomia, ci rappresenti per sviluppare la nostra rete commerciale nella zona di Roma.

Ora o mai più!

Inviare il curriculum e breve lettera di presentazione a info@firenzesake.com  .

SAKE ARTIGIANALI E CORSO WSET: NUOVE DATE. NOVEMBRE IN SAKE!

Vi siete persi gli appuntamenti di Ottobre con il sake a Firenze?

Volete approfondire la vostra conoscenza sui sake artigianali?

Curiosi di degustare sake artigianali sempre diversi? Piccole produzioni familiari …

A voi la scelta.

cropped-firenzesake_selezione_2017-2-1

Il prossimo weekend parteciperemo alla Biennale enogastronomica di Firenze. Anche quest’anno, infatti, con il supporto della Prefettura di Kyoto e del Kyoto Club di Firenze, avrete l’occasione di conoscere due cantine che abbiamo selezionato per rappresentare e potervi illustrare le produzioni tipiche di quella regione. Domenica 18 novembre alle ore 18, Giovanni Baldini illustrerà le differenze tra i diversi sake e le tipicità della produzione di Kyoto.

Tutti i giorni dal 16 al 19 al DESK 3 con apertura pomeridiana. Qui il programma.

logo_biennale

Dal 23 al 25 saremo presenti al Festival Giapponese organizzato da LAILAC e giunto alla sua ventesima edizione. Oramai una formula rodata e ad alto livello di densità di appuntamenti in cui amplieremo gli orizzonti facendovi toccare con mano e degustare il vero sake giapponese. Porteremo la nostra selezione con possibilità di acquisto ed assaggio. Sabato 24, alle 13.30 e domenica 25, alle 17.00, Giovanni Baldini vi porterà nel mondo del sake artigianale svelandovi i segreti ed aneddoti di un mondo tutto da scoprire. Qui il programma.

69-xxfestivalgiapponese

[Firenze, 3 dicembre 2018] Corso base La Via del Sake / WSET®: “CONOSCERE IL SAKE”

Corso Base La Via del Sake / WSET® con certificato “Level 1 Award in Sake” – Il migliore corso base sul sake.

Il corso è aperto a tutte le persone maggiorenni di età ed è rivolto ad appassionati e a chi vuole una conoscenza introduttiva sul sake e le sue classificazioni, le tecniche di produzione, la degustazione.

Obiettivi del corso

Obiettivo 1: indicare gli ingredienti del sake e i vari passaggi della produzione.

Obiettivo 2: conoscere le principali categorie di sake e saperne spiegare le caratteristiche e le differenze.

Obiettivo 3: conoscere e comprendere i principi di base di conservazione e servizio del sake.

Oltre agli obiettivi teorici verranno condotte da 3 a 5 degustazioni secondo il metodo SAT™ (Systematic Approach to tasting) brevettato dal WSET® in versione semplificata (la versione integrale è oggetto di studio per i corsi avanzati.

Il corso di 1 giornata sarà, indicativamente, così diviso:

  • cenni sulla storia e le origini del sake (30’)
  • cenni sugli ingredienti (30’)
  • le tipologie di sake e le differenze (30’)
  • Degustazione blind guidata (20’)
  • gli aromi del sake e gli abbinamenti (30’)
  • le principali fasi della produzione (90’)
  • Degustazione blind guidata (20’)
  • break (45′)
  • cenni sull’acquisto, la conservazione (30’)
  • i principali termini tecnici e gli ideogrammi di base per leggere l’etichetta (30’)
  • cenni di presentazione e servizio (30’)
  • Degustazione blind guidata (20’)
  • Pausa e ripasso individuale (30′)
  • Esame (45’)

Il “Level 1 Award in Sake” vi aprirà l porte del mondo del sake, dandovi tutte le conoscenze di base necessarie per scegliere un sake, abbinarlo e presentarlo. È propedeutico, ma non necessario per il corso avanzato (Certificato “Level 3 Award in Sake”). È adatto ad amatori che vogliano studiare la materia o a professionisti che vogliano avvicinarcisi.

Cosa si ottiene

  • materiali di studio originali WSET®
  • formazione di base sul Sake (tipologie, produzione, servizio, degustazione)
  • il Certificato Level 1 Award in Sake del WSET® per chi supera l’esame
  • la spilla WSET® per chi supera l’esame
  • un diritto di sconto non trasferibile del 15% su uno dei prossimi 2 corsi avanzati LVDS/WSET® (certificato “Level 3 Award in Sake”)

Durata, costi, luogo e date.

Firenze, lunedì 26 marzo 2018 dalle ore 09:00 alle ore 18:00 Max 15 posti presso APAB, Palazzo Antinori Borgo Santa Croce 6 50122 Firenze

Durata: 1 giorno (8 ore incluso esame). Lezione in italiano, materiali ed esame in italiano e inglese.

Costo 160€ a persona comprensivo di materiali di studio, corso in aula, esame, certificato e spilla per chi passa l’esame. (L’iscrizione dà diritto a uno sconto del 15% per chi intenda poi partecipare a un corso avanzato.)

Termini e condizioni.

La Via del Sake adotta una serie policy riguardo pari opportunità e diritto di accesso alla formazione, potete scaricarle  questo link: LVDS_WSET_Policies_per_iscrizione

Eventuali annullamenti prevedono il rimborso del 70% della quota versata se entro 30 giorni prima della data alternativamente non saranno rimborsabili. In caso di impossibilitò dimostrata da certificati medici o assicurativi si potrà venir spostati in altra data.

PAGA CON BONIFICO BANCARIO

PER CONFERMARE LA PARTECIPAZIONE VERSARE LA QUOTA (160€)CON BONIFICO SUL CONTO: 02109/1000/00018428 INTESTATO A La Via Del Sake  BANCA INTESA SAN PAOLO IBAN:  IT37 N030 6909 4651 0000 0018 428 BIC/SWIFT BCITITMM  CON CAUSALE: “CORSO WSET BASE FIRENZE 12/2018″.

QUI IL LINK UTILE PER L’ISCRIZIONE.

 

 

WP_20170418_09_59_37_Pro

Mix Sake Mix! Esiste una Scuola fiorentina?

Lunedi 29 Ottobre

MAD copia

ore 14.30. Firenze. @MAD SOULS & SPIRITS . Riservata agli operatori del settore.

Prenotazione obbligatoria: madsoulsandspirits@gmail.com

Giovanni Baldini presenterà Daniele Cancellara (Rasputin), Julian Biondi (MAD), Sacha Mecocci (Fusion – Art gallery) e Elisa Zurlini (Filippo MUD di Pietrasanta) con i quali esploreremo il Sake in miscelazione. Alla presenza del produttore di sake Arimitsu, Daniele Cancellara ci introdurrà nella miscelazione del sake e seguiremo le interpretazioni e le osservazioni  dei bartenders.

In occasione della presentazione del suo cocktail, riceviamo e volentieri pubblichiamo la descrizione narrativa del cocktail Kyusen presentato e creato da Sacha Mecocci, bartender Fusion -Art Gallery.

Kyusen Fusion

Kyūsen

Tregua

“Trovare una serenità duratura in noi stessi in compagnia d’altri: questo è il paradosso.” Sōshistsu Sen, XV iemoto del lignaggio Urasenke

Complesso, aromatico, fresco.
Una mia creazione originale ispirata alla cultura Nipponica, un drink che vuole accompagnare il momento in cui ognuno di noi si ferma e si ritrova con se stesso.
Kyūsen.

Lasciate che vi racconti la sua storia.
Tutti noi abbiamo bisogno, presto o tardi, di una tregua. I motivi possono essere molti; una giornata piena, un periodo stressante e faticoso, il lavoro, le fatiche quotidiane.
Qualunque sia il motivo, è un momento di raccoglimento dove ci fermiamo con noi stessi e ritroviamo calma ed equilibrio. Kyūsen nasce da questa idea. L’ispirazione principale risiede in uno dei rituali tipici della cultura giapponese: la Cerimonia del Tè. Nel pensare il mio drink ho voluto cogliere l’essenza dei quattro principi costitutivi di tale pratica secondo Sen no Rikyū: armonia, rispetto, purezza, tranquillità.

Sen_no_Rikyu_

Sen no Rikyū (1522-1591), immagine dipinta da Hasegawa Tōhaku (1539-1610)

Esiste una bellissima storia che racconta una vicenda accaduta fra un Samurai ed un Maestro del Tè. Quest’ultimo, dopo aver praticato la cerimonia per l’Imperatore, ricevette in dono due katana. Tornando verso il suo villaggio incontrò un forte e potente Samurai che, vedendo le due spade del Maestro, si sentì insultato e lo sfidò a duello. Il Maestro non aveva mai impugnato una spada; impaurito si recò a sua volta dal suo Maestro che gli consigliò di fare la cosa in cui primeggiava: la Cerimonia del Tè. Il giorno seguente, il Maestro incontrò il Samurai e con calma assoluta praticò la Cerimonia, preparando il tè per il suo avversario. Il Samurai, colpito dall’accaduto disse: “Sono sconfitto. Hai unito così perfettamente corpo e mente da battermi. L’unica cosa che possa fare con onore ad un uomo come te è chiedergli di insegnarmi. Saresti il mio maestro nella via della Cerimonia del Tè?”. Il Maestro rispose: ”Certo, ci incontreremo domani al tramonto.”

Sen no Rikyū (1522-1591), immagine dipinta da Hasegawa Tōhaku (1539-1610)

Kyūsen è un drink semplice; unisce il carattere di un distillato come il
gin ai profumi freschi e fruttati del sakè giapponese e del tè verde. Sulla carta un accostamento che può sembrare strano but it works!
Sedetevi, rilassatevi, sorseggiate con calma e godetevi la Vostra tregua.
Kampai.

Sacha Mecocci

– The Fusion Bar & Restaurant – Gallery Hotel Art Lungarno Collection

Akitora LOGO

Arimitsu Shuzo

#SAKE THE DATE…SAVE!

Firenzesake_selezione_2017-2-1

Dal 2014 siamo impegnati nel promuovere la cultura del sake giapponese e far scoprire un lato del Giappone ancora poco conosciuto, ingiustamente frainteso e sottovalutato.

Per i prossimi due mesi abbiamo organizzato alcuni eventi che metteranno al centro il Sake giapponese sotto tutti i punti di vista e vi faranno conoscere e toccare con mano questa tradizione millenaria.

Vi presenteremo i migliori sake artigianali.

Le occasioni non mancheranno: giudicate voi stessi.

Firenzesake_selezione_2017-2-1

OTTOBRE

 

Domenica 14 Ottobre

AKIMATSURI – Festa giapponese d’autunno

In collaborazione con la associazione IROHA presenteremo, nella sola giornata di Domenica, una degustazione di selezione di sake della cantina Sekiya Brewery con la possibilità di acquisto delle bottiglie. Parte del ricavato della festa Akimatsuri sarà donato alla Sezione Firenze ONLUS di AIL.

Houraisen.jpg

Domenica 28 Ottobre

Vinoè – Il Nihonshu ovvero il sake giapponese.

Masterclass a pagamento, ore 14.30 . Firenze. Stazione Leopolda.

Attraverso la testimonianza del presidente Arimitsu Sho esploreremo una vera cantina giapponese guidati dal ritmo delle fasi della produzione. Grazie alla sua testimonianza ci caleremo nel mondo del sake artigianale e andremo a degustarne di tipici e a scoprire come vengono prodotti. Qui le info.

arimitsu

 

 

Ristorante Il Cuore – Il sake a cena: la tradizione culinaria giapponese.

Prenotazione consigliata. Dalle ore 19.30 e dalle 21.30. Firenze.

Grazie agli abbinamenti curati e studiati per l’occasione dallo staff del ristorante  Il Cuore andremo a provare il sake giapponese nella sua integrità, nel suo alveo naturale, e nella sua dimora… fiorentina. La tradizione dell’unico autentico ristorante giapponese di Firenze incontra la tradizione del sake artigianale in compagnia del produttore Arimitsu Sho.

 

Questo slideshow richiede JavaScript.

Lunedi 29 Ottobre

MAD copia

Mix Sake Mix! Esiste una scuola fiorentina?

ore 14.30. Firenze. @MAD SOULS & SPIRITS . Firenze

Giovanni Baldini introduce Daniele Cancellara (Rasputin), Sacha Mecocci (Fusion – Art gallery), Julian Biondi (MAD) e Elisa Zurlini (Filippo MUD di Pietrasanta) con i quali esploreremo il Sake in miscelazione.

Una variante tutta da approfondire che vede il sake protagonista di alcuni cocktails e di una ricerca condotta da alcuni dei più esperti Bartenders fiorentini. Sarà un momento di confronto e di riflessione sulle possibilità del sake di trovare una giusta collocazione come ingrediente di cocktails diversi.

 

Il Sake artigianale a Bologna –

ore 20.30. Bologna.

c/o Associazione Ikigai room. Via Nosadella 15. Evento a pagamento. Richiesta tessera AICS.

Per la prima volta a Bologna un produttore di sake giapponese presenterà in modo semplice e dinamico cosa significa oggi produrre sake giapponese in modo artigianale. Segue degustazione di sake artigianali.

IKIGAI

 

Martedì 30  Ottobre

Ore 19.30. Pietrasanta

Ristorante Filippo MUD. A cena con l’artigiano del sake.

IMG-20181009-WA0003

Gli abbinamenti fusion a cura dello chef Diego Poli ci porteranno a conoscere le suggestioni di un viaggio che inizia nel Sol Levante e approda nell’elegante Pietrasanta. In compagnia del produttore Arimitsu che condividerà aneddoti e storie dal mondo del sake artigianale giapponese. Prenotazione consigliata.

DSC_5394

Akitora Junmai Ginjo

Mercoledì 31, ore 17 –

Giovedì 1 Novembre, ore 16.30

Il sake a Lucca Comics&Games

Incontro con il Produttore e presentazione della selezione di FirenzeSake.

Due incontri distinti per due giornate intense a Lucca Comics & Games .

Ingresso Libero. Sala Incontri Giunigi – Japan Town

Nella giornata del 31 ottobre avrete l’occasione di confrontarvi con un vero produttore di sake giapponese e di cogliere gli aspetti più nascosti della sua arte. Segue degustazione.

Il 1 Novembre vi accompagneremo  nel mondo del sake artigianale e nella sua cultura millenaria. Una tradizione popolare diventata oggi una delle massime espressioni del mondo nipponico in fatto di ricerca, purezza e armonia.

Giovedì 1 Novembre

ore 19.30. Lucca

Sake Mix! Franklyn’33!

Tradizione e innovazione.  In collaborazione con il miglior cocktail bar di Lucca andremo a presentare una selezione di drinks originali ed unici creati per l’occasione con i nostri sake da Daniele Cancellara. Una serata dove scopriremo le potenzialità del sake in miscelazione.

Maboroshi no Taki

Tomita

Shichihonyari Junmai e Junmai Ginjo