Architetture

Castello di Osaka

Castello di Osaka

Ammetto che le città giapponesi destano un certo stupore “inverso” a chi come me è destinato a vivere in una città immutabile. Quando il mio amico Marco mi propose di andare a fare delle foto di architettura di Osaka. Subito accettai. Marco è un fotografo professionista e seguirlo è sempre un piacere ed una scoperta. L’architettura mi ha sempre interessato anche se – devo confessare – non ho mai affrontato un corso universitario..anche se mi sarebbe piaciuto. Ma ho due fratelli architetti e questo mi è sufficiente. In un certo senso, bilancia. In Giappone hanno una rapidità di movimento architettonico che forse  gli Emirati Arabi invidiano. Da un anno all’altro riesco a vedere quartieri nuovi e città diverse. Quindi la domanda sei stato a Osaka? Ha un senso nei prossimi dodici mesi, ma non è detto che l’abbia per i prossimi. Comunque qui nelle foto vedete il business town (Kyoubashi in Osaka), dove accanto al castello di Osaka si trovano i palazzi del business, per intenderci. Era un giorno ideale per fare le foto, freddo (molto freddo) con il sole. La prima cosa che mi chiedevo era se fare la foto oppure rimanere con la mano al caldo. Poi facevo le foto di cui qui trovate una selezione.  Onorando le scelte architettoniche che, per definizione, sono discutibili. Una bellissima esperienza vissuta tra le strade di Osaka. Ma non l’ultima..

Palace

Palace

Tre Palazzi.

Tre Palazzi.

Tachinomiya

Okaasan

Okaasan

Ogni volta che vado ad Osaka, cerco di trovare da una parte dei luoghi nuovi in cui provare sempre esperienze diverse, ma dall’altra parte cerco di crearmi dei luoghi in cui possa stare tranquillamente in pace come se fossi a Firenze. Diciamolo in modo chiaro ed inequivocabile: Osaka oramai è la mia seconda città. Ma io sono italiano, anzi toscano e quindi in me vive uno strano mix di cultura, tradizione e sincero sentimento popolare…e quindi, seguitemi… Ammetto che la prima volta che sono stato in Giappone giravo a naso all’in sù e a bocca aperta volutamente meravigliato di quello che vedevo. Ero già stato all’estero, ma mai verso oriente. Poi, piano piano a partire dal secondo viaggio ho cominciato a riconoscere i luoghi e a fare delle distinzioni e  a segnare delle preferenze. Tra queste di sicuro c’è un posticino che ad Osaka – non so se sia famoso – ma quando sono solo mi piace frequentare. Lo vedete nelle foto.  Ci vado quando ho bisogno di “staccare”. Cioè un po’ come fanno i salarymen che poi ritrovo lì a bere con me. Solo che loro staccano dal lavoro ed io…mah, non so, comunque mi prendo il mio relax time e sto lì a bere il mio sake Futsu-shu e a guardare il Sumo alla tv. Il Sumo mi è sempre piaciuto nella sua ritualità e dimensione. Dà un certo ritmo anche se guardato alla televisione. Tutto intorno nel locale solo giapponesi e me. Oramai riconosco okaasan, il figlio e la zia, anche se a dire la verità non sono sicuro del grado di parentela…tutti sono molto attenti a quello che succede e veloci nell’esaudire i desideri dei clienti. Un posto che mi ricorda alcuni localini che qui in Italia ho ritrovato su al nord, forse simile a quelli dove a Venezia si fa l’aperitivo (le ombre) o simile anche a certi vinaini di Firenze. Luoghi dove si va dopo il lavoro per incontrare i soliti con cui scambiare due parole, mangiare qualcosa al volo e bere quel tanto che basta per riflettere sulla giornata di lavoro appena passata. Ed io me ne sto lì ad osservare il sumo, okaasan, il figliolo ed i clienti con i quali poi si fa due chiacchere e l’ultimo kanpai prima di rimettersi in strada verso casa con la mitica metropolitana da Osaka station.

Tachinomiya

Tachinomiya

Osaka Station

Osaka Station . Il ritorno.

In principio…

Monte Fuji by Tomodachi

Monte Fuji by Tomodachi

La prima volta che ho bevuto il sake probabilmente non era neppure sake o, meglio, di sicuro non era nihonshu. Ero a Firenze in inverno e facevo l’università. Una volta andai a cena in un ristorante cinese… saranno passati circa vent’anni …ed il titolare del ristorante prima di salutarmi mi offrì, come faceva sempre, una bevuta o di grappa di riso – che lui definiva sake – o di grappa di rosa. Scelsi la grappa di riso. Mi ispirava di più. Mi fu servita fredda e la bevvi come si beve la grappa: lentamente. Una cosa è sicura: da lì, per anni mi sono portato con me questo equivoco, pensando cioè che il sake fosse solo ed esclusivamente un distillato molto forte dal sapore simile alla grappa o alla vodka (nel migliore dei casi) e da servire a conclusione del pasto. Insomma, un liquore per digerire. E siccome era gratis e ” a caval donato non si guarda in bocca”, non mi sono mai preoccupato di sapere se quello fosse o non fosse il vero sake. La definizione “sake” data al distillato tutto sommato ci poteva stare. E da quel giorno sempre sake gratis alla fine delle cene!!! A dir la verità, questa esperienza non mi fece venire in mente che potesse esserci qualcosa di diverso: il sake era quello punto e basta. Dopo molti anni, la prima volta che andai ad Osaka, proprio il primo giorno, mia moglie mi portò in uno yakitori vicino alla Stazione ferroviaria Namba e lì mi fu servito un bel bicchiere di sake freddo, anzi due bicchieri!.. Mai provato? In pratica viene servito in un bicchiere dentro un bicchiere tradizionale quadrato (masu), cioè un bicchiere nel bicchiere. Il sake viene versato fino a colmare il bicchiere e fino a riempire il masu sottostante. Lì per lì ebbi un tracollo..ma come? come faccio a berlo, pensai… Che faccio quello sotto lo butto via? Mah!! No, il rito prevede che prima ti bevi il sake nel bicchiere e poi versi quello sotto nel bicchiere o lo bevi direttamente nel masu. Ancora oggi, mi piace pensare che tutto questo sake versato stia a significare: qui ne abbiamo in abbondanza! Quindi lo bevi prima nel bicchiere ed il resto nel masu. Ma non sono sicuro che questa interpretazione sia quella corretta, anche se per me è la più poetica. Di certo c’è che è molto scenografica per me che il sake in Italia lo bevo con una precisione svizzera-tedesca, visto che qui non si trova. A dire il vero, un mio amico è sempre stato estimatore sincero del sake giapponese ed è stato sempre lui a dirmi quando torni dal Giappone portami una bottiglia di sake..ed io non capivo…Poi apriti cielo! Sono stato in Giappone ed ho compreso. Il sake si beve molto bene e , dopo, si sta benone. Intendiamoci, io sono abituato al Rosso Chianti, alla struttura ed alla complessità del vino rosso che non mi stancherò mai di assaporare e di scoprire. Però devo ammettere che il nihonshu  ha delle note delicate e profumi che hanno una storia antica che si sente e si percepisce ad ogni sorso. Dipende poi dalla percezione soggettiva capire le sfumature e le geometrie del gusto del sake. Sono molti i sake giapponesi e penso che ad oggi ne ho assaggiati solo una piccola quantità, anche se devo ammettere… non sono mai stato deluso.

Masu

Masu

Sgroppino alla giapponese

Sgroppino Sake

Sgroppino Sake

Stasera finalmente ho potuto assaggiare un piccolo ed inconsueto gioiellino che mi tenevo in serbo da tanto tempo. Ero veramente curioso. Ho già detto altrove che prima di aprire una bottiglia di sake dal Giappone aspetto che si crei la giusta occasione…qualche volta passano mesi…ma insomma poi alla fine un’occasione la si trova oppure la creo io, come stasera…mondiali finiti, lavoro finito, a casa tutto bene…insomma, tutto è tornato normale..e allora… festeggiamo la Santa Quotidianità! Sono questi i momenti migliori, mi sento in vacanza a casa mia. Stasera sono quindi partito alla scoperta di un regalo ricevuto qualche tempo fa e che avevo mantenuto in frigorifero…anzi nel congelatore…Fin dal primo assaggio si è trattato di tradurre un sapore che non conoscevo in qualcosa di familiare… e la prima cosa che mi è capitato di pensare è che stessi assaggiando uno…sgroppino giapponese…Il contenitore è piccolo in vetro e probabilmente è stato scelto per preservare il sapore. Gli aromi sono pressoché annullati dalla bassa temperatura. Il sapore del riso fermentato, il fresco della temperatura e l’asciutto in bocca che ti lascia questa bevanda, ricordano molto lo sgroppino livornese se si esclude il sapore di limone che questo sake congelato non può avere, ma, anzi, non deve avere. Come si dice in italiano: ti lascia la bocca bella pulita. Probabilmente è stato pensato da abbinare ad un finale di cena con pesce o per una serata estiva come dessert. A dire il vero, non so se questo tipo di sake ha avuto successo in Giappone, di sicuro ha coronato la mia serata!!!

Junmaishu e Honjozoshu

Honjozoshu. 本醸造酒.

Honjozoshu. 本醸造酒.

Finalmente ho avuto l’occasione mondiale di aprire e gustare una buona bottiglia di sake giapponese (nihonshu). La bottiglia è quella che si vede nella foto e si trattava di un regalo di una mia carissima amica di Toyama. Purtroppo, devo sempre aspettare qualche occasione speciale per poter aprire i regali che mi fanno dal Giappone.

In Giappone nel 1992  hanno creato un sistema di classificazione per definire i premium sake: il così detto Tokutei Meishoshu. Con questo disciplinare si voleva dare delle regole certe e precise per distinguere un sake da un altro e, sopratutto, i premium sake dai sake ordinari. All’interno del Tokutei Meishoshu si possono distinguere due grandi famiglie la Junmaishu e la Honjozoshu  a seconda sia del grado di rifinitura del riso nel processo di molatura che precede la sua fermentazione sia se venga o meno immesso nel sake  una piccola quantità di puro alcol etilico distillato. E quindi, nella categoria dei Junmaishu avremo il vero e proprio sale Junmai  i cui unici ingredienti sono è riso, acqua. lieviti e koji (quindi senza aggiunta di alcol) per il quale non viene specificato il grado di molatura e pulitura del riso (riso quasi integrale); il Junmai Ginjo shu  la cui molatura deve produrre una riduzione del chicco fino al 60% (il 40% viene scartato); il Junmai Daiginjoshu in cui, come nel precedente, abbiamo come ingredienti  il riso e koji con una lavorazione del chicco di riso che lo riduce almeno del 50% o più. A queste bisogna aggiungere la Tokubetsu Junmaishu (riso fino al 65%) con cui si designano i sake che non hanno quella particolare aroma di frutta e floreale che caratterizza gli altri Junmaishu .

Abbiamo poi l’altra famiglia detta Honjozoshu che raggruppa i sake prodotti con il riso, il riso koji e l’aggiunta di una piccola quantità di alcol distillato che deve rimanere sotto il 10% del peso del riso utilizzato. Anche qui si deve poi distinguere a seconda della molatura e della parte del chicco di riso che viene scartato. E avremo lo Honjozoshu vero e proprio con una molatura inferiore al 70% (solo il 30% viene scartato); il Ginjoshu con una percentuale di molatura inferiore al 60%; il Daiginjoshu in cui il riso viene ridotto di più del 50% ed il Tokubetsu Honjozoshu .

In pratica, se si guarda al fatto se vi sia stato aggiunto alcol o meno bisogna distinguere in Junmai per indicare un sake giapponese in cui non è stato aggiunto alcol e Honjozo per gli altri. Se, poi, si guarda al grado di molatura si deve distinguere in Junmai (riso ridotto fino al 70-80%), Ginjo (riso raffinato fino tra il 60 ed il 50%) ed il Daiginjo (riso super raffinato tra il 35% ed il 49%). Per cui, per intenderci, se dico che il sake giapponese che sto bevendo è un Junmai Ginjo (o Junmai Ginjoshu) sto dicendo che quel sake non ha alcol aggiunto durante la produzione e che il grado di raffinazione che il chicco di riso ha subito è almeno del 60%.

Esistono, infine, i sake ordinari, l’equivalente del nostro vino da tavola, che vengono raggruppati sotto la dicitura Futsushu. In questa categoria, si ritrovano tutti i non premium sake, cioè quelli che per una ragione o per un’altra (ad esempio hanno immesso nella loro produzione degli addiviti o più percentuale di alcool di quella stabilita dal disciplinare) non possono essere ricondotti al Tokutei Meishoshu. Quando una bottiglia di sake non ha nessun richiamo agli otto tipi di sake riconducibili al Tokutei Meishoshu è da considerarsi senz’altro Futsushu. D’altro canto, una bottiglia di questo tipo di sake non deve necessariamente riportare sulla sua etichetta la definizione Futsushu.

Il sake che ho bevuto era un Honjozoshu ovvero un sake a cui viene aggiunto una piccola parte controllata di alcol distillato. Questa operazione viene fatta per creare e preservare meglio gli aromi ed i profumi del sake. In realtà, uno dei procedimenti risalente all’epoca Edo per produrre il sakè, già prevedeva l’utilizzo di una parte di alcol ricavato dalla distillazione dello stesso sake di riso per conservarlo ed evitarne il facile deperimento. Il sake che ho bevuto ieri aveva una buona consistenza e ottima la fragranza di frutti freschi. In effetti, lo abbiamo bevuto freddo (si dice Hiya) e devo dire con molta soddisfazione  sia per il palato che per l’olfatto. Il tasso alcolico può sembrare alto, ma in realtà era equilibrato e non aggressivo….era un premium sake, non c’è che dire!! Se qualcuno fosse interessato qui trovate il sito del produttore che ringrazio per l’ottimo nihonshu!

Etichette.

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Onsen

Ogotoonsen.

Ogotoonsen.

Una delle esperienze che non mi faccio mai mancare quando vado in Giappone sono le terme. Devo ammettere che prima di andare in Giappone pensavo che andare alle terme fosse sinonimo di beauty farm ovvero di ricerca di una bellezza tutta esteriore del corpo. Da quando sono stato in Giappone invece ho capito che le terme ti portano molta tranquillità rispetto alle dure giornate di lavoro. Con questo non voglio negare che le terme  abbiano un aspetto curativo legato alle qualità dell’acqua in cui ci si immerge…Certo che no! Quello che voglio sottolineare è che le terme così come le ho vissute in Giappone  sono state una vacanza nella vacanza…un momento di tranquillità. Quando si va alle onsen (terme) funziona così. Prima di tutto si arriva e ci si registra nella hall dell’albergo. Poi si viene accompagnati nella propria camera (ampio spazio provvisto di tatami) da una signora vestita in modo tradizionale che molto gentilmente ci spiega tutto il funzionamento e gli orari delle terme. Io la chiamo: La Signora dell’Ospitalità. Tutto  viene spiegato rigorosamente in giapponese, mentre ci prepara una tazza di tè verde per farci già riposare ed entrare nella giusta atmosfera. Sì perché l’atmosfera di rilassatezza e di accoglienza si insinua fin dall’inizio, con questi piccoli passi. Ora, dopo la prima volta, prima che La Signora dell’Ospitalità ci lasci, io le chiedo subito se posso avere uno Yukata più grande..il più grande che hanno..uno Yukata-Sumo…. Eh sì perché quando arrivi ti devi spogliare dei tuoi vestiti e devi indossare uno yukata … E’ una specie di kimono molto comodo e pratico per stare alle onsen. Il fatto è che lo yukata è molto elegante se indossato per bene. Però io che sono piuttosto alto, ho sempre il problema con le misure nel senso che le maniche ed il vestito mi sta sempre un po’ corto..insomma uno yukata a maniche corte. Trovata la misura più grande di yukata, si va alle terme che sono divise per uomini e donne. Anche se in qualche caso possono essere in alcuni orari unite per uomini e donne. Spesso si invertono: quelle che sono per uomini durante il giorno diventano per le donne durante la sera e viceversa. Si entra e per prima cosa ti devi spogliare. Tutto. Non ci sono né se e né ma. Ti devi denudare. Come un pesce…lo avete mai visto un pesce con il costume? no, e allora… ti spogli. E lasci i tuoi abiti nei cestini che ci sono nella saletta prima delle terme. Non c’è pericolo che qualcuno tocchi la tua roba…siamo in Giappone. Apri la porta da cui accedi direttamente dove ci sono le vasche per l’immersione nelle acque calde. Ma, prima di buttarsi nelle vasche, bisogna lavarsi. Penso, ma non lo so, in segno di rispetto oltre che per una sana regola di igiene. Insieme alle vasche con l’acqua calda si trovano tutto intorno alla stessa sala dei rubinetti con delle docce e dei piccoli sgabelli su cui sedersi mentre ci si lava. Una volta che ti sei lavato sei pronto per immergerti nelle vasche che hanno diverse temperature..ma per me sono sempre molto calde. Più o meno la temperatura si aggira tra i 38 ed i 40 o 42 gradi..insomma è calda!..in alcuni stabilimenti ci sono delle vasche che sono situate all’esterno e sopratutto d’inverno sono FAVOLOSE.  Ah! mi raccomando il tutto va fatto in rigoroso silenzio o quasi..non vi mettete ad urlare o sbraitare…e non buttatevi in acqua. Non rompete l’incantesimo, ma immergetevi piano piano. Comunque, dopo il riposo nelle acque termali, il programma prevede di tornare nella camera dove Le Signore dell’Ospitalità ci hanno già preparato il tavolo per la cena. In alcuni casi invece ci sono delle salette che sono riservate solo a noi per cenare. Sono tutte e due opzioni di prima scelta, di buona scelta. Quindi si comincia a mangiare prima gli antipasti e poi su..su..su con tutte le prelibatezze locali. Infatti, a seconda di dove ti trovi, ti preparano i piatti migliori del luogo. Dipende da dove sei in Giappone. Dopo cena il programma prevede un’ultima immersione per conciliare il riposo notturno. Il rituale è quello della prima immersione: ti spogli ti lavi e ti immergi. E ti rilassi. Quando torni in camera, Le signore dell’Ospitalità hanno già provveduto a sistemare tutto e a preparare il futon (sì perchè si dorme sul futon!). E sogni d’oro!! La mattina presto infine ci attende l’ultimo bagno per rafforzare un’ultima volta il corpo, ma sopratutto lo spirito che quasi subito di queste terme sentirà la nostalgia…A presto!!

Spogliatoio

Spogliatoio

Sgabellini

Sgabellini

Terme

Terme – Onsen

Terme

Terme – Onsen

Terme - Onsen

Terme – Onsen

 

Salsa di Yuzu

Yuzu

Yuzu ovvero il limone giapponese. Due anni fa alcuni nostri amici ci hanno portato a cena in un ristorante di Osaka. Posso vedere i miei amici che abitano in Giappone una sola volta all’anno e quindi loro mi portano sempre in posti molto interessanti. Poi facciamo un simpatico casino e facciamo conoscenza con tutti quelli che sono nel locale.  Fa parte dell’ospitalità giapponese: mangiare bene e bere bene (nihonshu). Bellissimo, non mi stancherò mai di uscire con i miei amici di Osaka. Ma torniamo alla salsa di yuzu. Questa salsa non l’avevo mai assaggiata nei precedenti viaggi. Ma sul pollo e sulle altri carni che abbiamo mangiato, stava proprio bene….dieci e lode!! Mi spiegarono che era una salsa ottenuta dal limone giapponese (yuzu appunto) e  una specie di peperoncino verde. Perché mi ha colpito? Bè innanzitutto è piccante …è piccante e non è il molto famoso wasabi di cui io vado pazzo… era un altro tipo di piccante..Eppoi si sposava benissimo con il pollo e la carne.. e ancora ne potevi mettere tanto o poco perché la salsa era a tua disposizione sul tavolo. Il padrone del locale – siccome mi vedeva interessato – mi regalò la salsa che avevamo usato durante la cena come condimento (ospitalità). La salsa di Yuzu.  L’ho portata in Italia tenendola come un diamante…gelosamente…!!!

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.Padrone dello yakitori.

Salsa di yuzu a casa mia

Salsa di yuzu a casa mia

Attenti!

Osaka.

Osaka.

Una delle prime cose che mi ha colpito quando sono arrivato in Giappone sono stati i suoni ed i cartelli. Come ho già detto, non conoscevo una parola di giapponese…nihongo ga zen zen wakarimasendeshita (si dice così?)… e quindi la mia attenzione veniva catturata dalle uniche immagini che poteva comprendere… o cercare di comprendere. I cartelli in Giappone spiegano tutto e ti fanno vedere anche delle situazioni che non penseresti mai ti potrebbero capitare. Ad esempio: come ti devi comportare se ti trovi sulle scale mobili?  E   se ti cade il cappello sui binari? e se ti porti dietro un trolley? e se ti devi togliere le scarpe? e questo dove lo butto?

Ci sono poi i suoni che vengono diffusi nella metropolitana per segnalare l’arrivo del treno. E’ una specie di ritornello che cambia da città a città (a Osaka e differente da Fukuoka e così via) e ti dice che il treno sta per arrivare. E’ un po come dire: ce la fai a prendere questo treno oppure aspetti il prossimo ?…Appena sentivo la canzoncina io cominciavo a correre verso il binario. Spesso mi è capitato di trovarmi a fare il biglietto e….  ZAC! scattava la canzoncina  e allora dovevo correre per prendere la metro..sembravo un velocista, su per le scale di corsa veloce per acchiappare il treno. Non ho mai perso un treno.!. Non c’è che dire mi sono fatto le mie belle corse in Giappone eheh!!

Altra canzoncina molto popolare è quella del distributore del cherosene che gira per il quartiere per attirare l’ attenzione di potenziali clienti. Mi ricordo che la mattina ad Osaka girava questo furgoncino che diffondeva questa musica ed i clienti scendevano in strada per rifornirsi.

Sia i cartelli che i suoni fanno parte della quotidianità della vita in Giappone. Ma mentre questi suoni non ve li posso far sentire, le foto sì quelle ve le posso far vedere…

Trolley

Trolley

Metropolitana

Metropolitana

 

Scarpe

Scarpe

Attenti.

Attenti.

 

 

Nikko

 

 

Nikko. Particolare.

Nikko. Particolare.

 

Uno tra i luoghi più interessanti del Giappone si trova a circa un’ora e mezzo da Tokyo, verso nord. Immerso nel verde si trova Nikko. Insisto sul fatto che è immerso nel verde perché la prima volta che ci sono stato, avevo passato quasi due settimane immerso nel ritmo quotidiano delle metropoli giapponesi diviso tra Tokyo ed Osaka. Ero letteralmente “affollato” nell senso che ero affogato nel mare di folla che ogni giorno popola le metropoli. Quindi un luogo di tranquillità era un buon rimedio. Avevo bisogno di ricaricare e Nikko serve a questo scopo. Templi, Natura e Storia che vuoi di più? Il cavallo bianco ed una serie di simpatici ed energici cacciatori di spiriti maligni (vedi nelle foto). Mi sono sempre piaciuti gli spiriti di Guardia che sono pronti a cacciare via gli spiriti cattivi. Dopo sono tornato ad Osaka più tranquillo. L’unica cosa che non posso farvi sentire è il verso del Drago che si può sentire in uno dei templi (non scherzo). Nelle foto di sopra vedete i due leoni santi. Se non ricordo male uno dice “Ah” e l’altro gli risponde “Uhmm” e rappresentano l’alfa e l’omega dell’universo..quindi attenti e portate rispetto..così come bisogna avere un certo rispetto delle due statue qui sotto che sono poste all’ingresso del Tempio per respingere le negatività del mondo da questo luogo sacro, Nikko appunto.

Nikko. Guardiani.

Nikko. Guardiani.

Nikko. Vero Cavallo Bianco.

Nikko. Vero Cavallo Bianco.