Milano Sake Festival

Milano Sake Festival

Milano Sake Festival

Di ritorno dal primo festival italiano del sake giapponese non si può che attendere con trepidazione la prossima edizione!! Arrivati a Milano con molte aspettative, direi che tutte hanno trovato la giusta soddisfazione. Innanzitutto, la selezione accurata di produttori e distributori di premium sake permetteva di appagare anche il gusto più esigente. Ad accompagnare, poi, la degustazione e la presentazione dei sake c’erano profondi conoscitori e straordinari estimatori della storia del nihonshu che con il loro entusiasmo e la loro passione caricavano l’assaggio con note di vita vissuta. Gli incontri del sabato pomeriggio completavano il quadro con informazioni dettagliate di chi negli anni passati ha aperto la strada per la diffusione del sake giapponese in Europa con la forza della propria individuale motivazione. Insomma, ce n’era per accontentare tutti dal semplice neofita all’intenditore, con una ritmica che, grazie all’occhio attento dell’organizzazione, si è sempre mantenuta su livelli interessanti. Questo per quanto riguarda l’atmosfera generale. Di sicuro, tra i miei ricordi farò tesoro degli edificanti incontri con Dominique Grandmenge (www.masumi.co.jp) , Åke Nordgren (www.akebono.se) e Yoshiko Ueno Müller (www.japan-gourmet.com). Chiudo con quello che potrebbe essere stato il motto più o meno latente di tutto il festival: Open mind!

AH FINALMENTE!

Sake Pizza

Sake Pizza

AH FINALMENTE! Ieri sera sono uscito con alcuni miei amici che non vedevo da lungo tempo. Si sa, più si va avanti negli anni e più si è impegnati e certi momenti si fanno sempre più rari. Per l’occasione abbiamo scelto di andare in una nota pizzeria di Firenze. Il locale era, come ci aspettavamo, molto affollato, segno di buona qualità, e per fortuna che avevamo prenotato altrimenti saremmo stati ancora lì ad aspettare!!

In effetti, non era la prima volta che ci andavamo e sapevamo tutti che la pizza è buona ed il servizio altrettanto…è uno di quei classici posti dove il risultato è garantito e ben noto fin dall’inizio. Come dire, vincere qui è un gioco da ragazzi.

Insomma, tutto a posto e noi al nostro posto.

I nostri sguardi famelici roteavano sui tavoli vicini e la nostra salivazione si faceva sempre più abbondante ….Abbiamo quindi aperto il menù…qualche commento di rito…te che prendi?…io prenderò…questo è il mio preferito…l’altra volta ho preso questo, era buonissimo…oggi vado sul sicuro… Vabbé, le solite anteprime che ti fanno ambientare con il contesto.

Arriva la giovane cameriera, belloccia e molto professionale, non c’è che dire…Avete deciso ragazzi?…Ok, allora sono tre pizze ed un calzone…E da bere? Che prendete?…Birra? Coca? Vino?…ci guardiamo e poi il più coraggioso chiede: Si potrebbe avere la lista dei vini?…magari ci scappa un vinello buono ad un prezzo ragionevole, pensiamo…in fondo siamo nel Chianti!!..

Nell’attesa cominciamo a parlare della situazione politica, della crisi economica e delle vacanze appena passate nonostante la situazione politica e la crisi economica. Arriva la lista dei vini…scegli tu che sei l’intenditore, diciamo al nostro amico…e continuiamo a parlare di dinamiche di lavoro e di lavoro dinamico…Ad un tratto vediamo il nostro amico con in mano la lista dei vini avere un sussulto…che succede?…Ragazzi (a noi che ci piace chiamarci ragazzi..!), non ci crederete! guardate un po’ cosa c’è qua…Incominciamo a sfogliare Prosecchi…Vini Rossi Toscani, Piemontesi, Pugliesi….Vini Bianchi Veneti, Friulani, Marchigiani…Vini dolci Moscato….E.. Non-possiamo-credere-ai-nostri-occhi!!!!! Sake giapponese!!… Sake giapponese di Kobe, Kyoto, Iwate, Hiroshima, Ehime…. E guarda che scelta! Ci entusiasmiamo non tanto perché conosciamo tutte le etichette, anzi, a dire il vero, non ne conosciamo neppure una, ma proprio perché è la nostra curiosità che viene solleticata e sollecitata. Nel menù vengono suggeriti degli abbinamenti, tra le varie pizze e pietanze ed i vari junmai o honjozo-shu. Desiderosi di bere un buon sake e sempre più assetati, ci mettiamo a leggere per cercare di capire se il criterio di abbinamento e di selezione potranno accontentare i nostri palati che, eccitati, sono divenuti affilatissimi come coltelli giapponesi. Ah Finalmente qualcosa che dà uno sprint in più alla serata! Un po’ – per usare una metafora calcistica – come quel terzino che prende la palla ribattuta dal portiere e va a fare goal in contropiede con una lunga interminabile galoppata per il campo… un po’ come “l’assassino non è il maggiordomo” in un film giallo che si credeva già visto…..Ordiniamo, per favore!!!

Un sobbalzo poi un altro. una strana sensazione di soddisfazione. mi giro e mi rigiro, apro gli occhi e la sveglia è già lì che lampeggia e suona…

Cribbiosantissimo! Che bel sogno! è l’ora di andare… a lavorare.

Sogno o son desto?

Immaginatevi di fare un viaggio per esempio…per esempio dall’Italia in Giappone. Immaginatevi di farlo in classe economica e di non riuscire a chiudere occhio perché magari è il primo viaggio in Giappone o perché avete avuto la fortuna di fare il viaggio con una simpatica canaglia (tradotto: bambino) che strilla ed urla per tutto l’aereo (ma lui non ha colpa, la colpa è dei genitori ovviamente), oppure tutt’e due entusiasmo e canaglia. Immaginatevi di arrivare all’aeroporto dopo sedici ore di viaggio più due di scalo più una di collegamento aeroporto-metropoli. Immaginatevi di esservi convinti che la scelta migliore sia di combattere il jet lag e per questo avete deciso di non dormire fino alla sera e di catapultarvi in giro per il centro città tanto per distrarsi un po’ e cercare di arrivare a sera. Immaginatevi, infine, che per rifocillarvi un po’ decidiate, voi e consorte, di imbucarvi nel primo sushi-bar che trovate per cenare. Quando poi lì vi si presenta una scena come questa..il dubbio sorge spontaneo…sogno o son desto?

Tra i molti modi di bere sake giapponese questo è sicuramente quello più scenografico. Ad essere precisi, qui nel filmato si vede una interpretazione…più “moderna” e più “quotidiana”,in quanto il bicchiere di vetro non è dentro ad un masu, bensì dentro ad una coppetta di ceramica. Comunque, questo modo di servire il sake viene detto mazusake e simboleggia abbondanza quasi come dire: te ne do fino a che la tua misura sarà colma e traboccante! ed è segno di buon augurio. In origine, il masu veniva usato nel commercio come misura per il riso nel Medioevo. Il tradizionale bicchiere è fatto di legno di cipresso giapponese (hinoki…si proprio hinoki, come il famoso lottatore di wrestling!) e viene utilizzato ancor oggi nei matrimoni o in cerimonie importanti per servire il sake. Il legno del cipresso ed il sake  si scambiano aromi ed odori creando una simbiosi dai risultati interessanti sia per il bouquet che per il palato, cosa che ovviamente non accade nei più eleganti masu laccati (rosso all’interno e neri fuori) e tantomeno in quelli simili di plastica. Segno di abbondanza per chi serve il sake ed augurio di buona sorte per chi lo riceve…quindi Kanpai!…

Se qualcuno fosse interessato ad approfondire:

http://www.ohashiryoki.com/products/traditional/index.html.

P.s.

Alla fine ricordatevi di bere anche il sake che è fuoriuscito versandolo nel bicchiere, e allora capirete…

 

 

Giappone 2005. Cantina di Sake giapponese. Sakagura.

 

Okamura Honten

Okamura Honten

Quando si dice i casi della vita. Nel 2005 il mio primo viaggio in Giappone mi portò a girare per le più importanti città del Sol Levante, ma anche per le bellissime campagne e le coste oceaniche. In quel momento non sapevo quante volte sarei stato in grado di tornare, ma sapevo che non avevo ancora una idea precisa su come e su dove fosse prodotto il sake giapponese: ero quindi intenzionato ad approfondire. Come dire.. cercavo solo di non farmi mancare niente di indispensabile. Così la mia richiesta di andare a visitare una cantina tradizionale sebbene apparisse un po’ fuori dai canoni fu raccolta ed esaudita. Un cugino giapponese che abita a Shiga ci accolse a braccia aperte e, dopo una breve sosta ristoratrice, ci portò a visitare la mia prima cantina. Il luogo scelto era una cantina non molto vecchia – si fa per dire!- , aperta intorno al 1860 da un trisavolo del signor titolare che ci stava aspettando per condurci, lui personalmente, a fare la tanto desiderata visita. La struttura dall’esterno appariva dipinto di bianco sopra e nero vicino al terreno, un edificio in legno con le classiche linee giapponesi compreso il tetto grigio scuro a spiovente. Quando fummo dentro la prima cosa che mi colpì furono gli odori dolciastri di fermentazioni passate, la temperatura caldo umida e la luce soffusa dei pochi neon presenti nelle varie sale. Insomma, a me che provengo dalle terre del Chianti classico, la mente mi riportò in un baleno alle cantine toscane. Ed infatti, anche se qui c’era il legno alle pareti al posto dei mattoni e delle pietre, le poche luci al neon al posto delle gialle lampadine ad incandescenza, il tempio shinto al posto del Gallo nero e delle sposine, era l’atmosfera storicizzata che faceva nascere inevitabili parallelismi. Ci fu mostrato quindi come il riso viene lavato e molato, messo a riposo, di nuovo lavato, ammollato in acqua, cotto a vapore, disteso e diviso in due parti una parte per il koji e l’altra per la fase successiva, rimesso insieme, ammuffato e lievitato, aggiunto di acqua sorgiva, collocato a fermentare in grosse cisterne, insacchettato, pressato, filtrato, pastorizzato, imbottigliato et…. voilà signori e signore: il sake è servito. Ok ammetto che il procedimento è un poco più lungo e preciso..ma giusto per rendere l’idea e dare un ritmo… Comunque, sebbene l’ospitalità della cantina prevedesse la degustazione finale dei vari sake prodotti, non credo che avessero previsto che io gli chiedessi anche qualcos’altro…. Sapevo che cosa fosse il mosto, lo avevo visto e toccato con mano, ma non avevo mai visto la mistura primordiale che porta al sake: volli salire sullo scaleo per ispezionare le cisterne dove stava il riso in ammollo a fermentare. Sembra una specie di enorme risolatte . La seconda richiesta sorse spontanea: durante la visita, mi fu presentata la pressa antica che da tempo immemore veniva utilizzata per spremere i sacchi di cotone pieni di riso fermentato (moromi) e farne uscire il primo sake: bè basta guardare la foto qua sotto, non mi sono fatto mancare l’assaggio di questo sake che pur non avendo ancora finito il suo viaggio, si lasciava bere…

Kamidama.

Kamidana.

Cisterne

Cisterne

Pressa

Pressa – Fune

Sake - arabashiri

Sake – arabashiri

Sakura