Schichi Hon Yari. Sake dalla prefettura di Shiga.

Tomita Brewery

Tomita shuzo

Prima degustazione dell’anno. Non si poteva essere più fortunati. Un Daiginjoshu ed un Junmaishu. Entrambi provenienti dalla prefettura di Shiga prodotti dalla cantina Tomita shuzo (qui). Essendo alle prime armi ci siamo affidati alla diligente lettura delle etichette per decidere quale dei due sake dovesse precedere l’altro. In particolare, ci siamo lasciati guidare dai valori del San-do (grado di acidità) e del Nihonshu-do (scala di valori del sake). Il primo valore ci dice quanto il sake retroceda un gusto ricco invece che light. Il secondo si riferisce al contenuto di zuccheri residui dalla fermentazione e quindi più è alto il valore più il sake risulterà secco, mentre un valore basso o, addirittura, negativo indica un sake dolce o da dessert . Oltre a ciò abbiamo considerato che come pietanze in accompagnamento avevamo un bel riso con seitan al curry, molto delicato e, per secondo, degli affettati e verdure di stagione a seguire. Quindi, volendo procedere in accostamento alla nostra cena frugale, per primo ha vinto il Daiginjoshu in quanto offriva un profilo di San-do (1.4) e Nihonshu-do (+4) più bassi e lasciavano immaginare un gusto meno secco e più bilanciato, che ben poteva abbinarsi con il seitan. Oltre a ciò, il Daiginjoshu è prodotto con riso del tipo Yamadanishiki ed un Seimaibuai del 40% (!). Per entrambi i sake abbiamo optato per una temperatura intorno ai 10 gradi. Per essere precisi, si dovrebbe dire che gli abbiamo serviti Hiya..ovvero freschi..anzi Hanabie a 10° circa (Yukihie se serviti freddi fino a 5° e Suzuhie fino a 15°). Ebbene, a conti fatti, il Daiginjoshu corto al palato, non persistente, ha delle sfumature leggermente fruttate e, più che secco, direi amabile nel complesso. Per chi si avvicina per la prima volta al sake giapponese potrebbe essere un bel passo di conoscenza in quanto questo Daiginjoshu avvicina, non allontana, la bevuta. Accompagna e ben si abbina al pasto, con risotti e verdure lo vedrei perfetto. E’ un sake che si apre e si chiude… in un attimo!

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Shichi Hon Yari  Daiginjoshu

Tutt’altra cosa il Junmaishu, molto interessante. Con valori di San-do (2.1) e di Nihonshu-do (+6) e con un Seimaibuai del 77%  il Wataribune- così si chiama – esprime una bevuta molto, ma molto diversa dalla prima. Ha una struttura debole con sentori di riso, decisamente secco, molto caldo autunnale. Qui bisogna dirlo si deve già essere un pò più conoscitori di sake: questo Junmaishu non prevede neofiti. Abbinamento consigliato formaggi stagionati, funghi e carne..ai ferri!!

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Junmaishu Wataribune

 

La particolarità di questo nihonshu è tutta nel riso utilizzato: lo Wataribune Roku go. E’ un riso che nasce da un piccolo miracolo in quanto era un riso che veniva già coltivato nel passato (epoca Meji), ma poi fu abbandonato in favore di altri tipi di riso che garantivano migliori risultati con minor lavoro e dispendio di energie. Nel 2004, questo riso autoctono dimenticato, morto e sepolto, grazie alla volontà degli agricoltori di Shiga è stato letteralmente riportato alla luce ed ha avuto nuovi natali. Bellissimo.

Schichihonyaribn30

Tomita Shuzo Logo.

 

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