Alla scoperta dell’Akitora Junmai Ginjo in compagnia del bartender del Cafè de Paris: Sacha Mecocci

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Sacha Mecocci c/o Cafè de Paris

Sacha Mecocci è il primo bartender del Cafè de Paris di Firenze in cui lavora in pianta stabile dal 2007. Oltre ad essere un esperto bartender, si occupa dell’accurata selezione dei prodotti e della preparazione degli home-made (infusi, sciroppi,  bitters…) necessari per la creazione dei suoi cocktails. Dal 2015 insieme con altri esperti mixologist della scena fiorentina, partecipa al progetto Shaker Club guidato e fortemente voluto dal celebre Luca Picchi. Sempre alla ricerca di nuovi percorsi, gli abbiamo chiesto di confrontarsi nuovamente con “i nostri” nihonshu.

Qui di seguito riceviamo alcune sue considerazioni in occasione della degustazione del sake Akitora Junmai Ginjo della prefettura di Kochi della cantina Arimitsu.

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Akitora Junmai Ginjo 720ml

Allora Sacha raccontaci: quale sono state le tue impressioni nel primo incontro con questo sake giapponese?

Dunque, di seguito e senza ulteriori indugi, le mie impressioni sull’ Akitora Junmai Ginjo, “testato” volutamente sia a temperatura ambiente che freddo, tanto per apprezzarne le possibili variabili e sfumature.

Temperatura ambiente:
all’esame olfattivo i sentori di riso arrivano subito, molto distinti, seguiti da una gradevole nota floreale. In bocca risulta molto rotondo, morbido con media persistenza e scarsa astringenza. Il finale risulta gradevolmente asciutto e lascia la bocca pulita.

Temperatura 4° circa:
Anche qui sotto il profilo olfattivo i sentori di riso/cereali sono sempre presenti e le note floreali che si sviluppano in sottofondo ricordano i profumi tipici di alcuni vini bianchi del nord. In bocca, la bassa temperatura, aumenta un po’ l’acidità, gradevolmente, mantenendo al contempo la rotondità riscontrata nell’assaggio a temperatura ambiente. Il finale resta molto gradevole e abbastanza persistente con note di fiori ed una punta di sapidità.

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Akitora Junmai Ginjo 300ml (photo by Marco Crivellin)

In definitiva, rispetto al Maboroshi No Taki Junmai Ginjo, apprezzato in un’altra occasione, l’ho trovato più complesso, pieno e corposo. Questa complessità, legata alle note floreali, agli spiccati sentori di riso ed alla buona persistenza, ne fanno, a mio avviso, un ottimo prodotto da utilizzare in miscelazione. La prima riflessione che ho fatto mi ha portato ad una certa somiglianza che ha con alcuni vermouth secchi che lavoro tutti i giorni.
Questo mi fa pensare ad alcune varianti di drink classici che hanno fra gli ingredienti del dry vermouth.
In primis il Rose preparato con 45ml di dry Vermouth, 15ml di Kirsch (distillato di cilliege) e 10ml di cherry brandy (liquore alle cilliege). Sto pensando di provare ad utilizzare l’Akitora Junmai Ginjo al posto del vermouth: il risultato potrebbe essere interessante.
L’altro drink è chiaramente il Martini Dry Cocktail preparato con 60ml di London Dry Gin e 10ml di dry Vermouth. In questo caso, come ho fatto per la creazione del Kyusen, invertirei le dosi e ricalibrerei la ricetta. Proverò a fare 50ml di Akitora J.G. e 25ml di London Dry Gin…vi terrò aggiornato sui risultati! A presto!

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Akitora Junmai Ginjo particolare (photo by Marco Crivellin)

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