IL SAKE GIAPPONESE: UN FERMENTATO CONTEMPORANEO DA SCOPRIRE.

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Il sake giapponese: un fermentato naturale di riso.

Il sake giapponese è un fermentato ricco di storia e, allo stesso tempo, contemporaneo e moderno. Il sake giapponese, con i suoi ingredienti naturali (acqua, riso, riso koji e lieviti), è uno tra i fermentati più genuini e interessanti che si possano degustare al giorno d’oggi sulle tavole degli italiani. Il sake non ha additivi e neppure solfiti. Alcune categorie di sake (chiamate Junmai) sono addirittura naturalmente gluten free. Ricordiamoci infatti che il sake ha come ingrediente principale il riso intorno a cui da secoli ruota tutto il processo di fermentazione...CONTINUA…

 

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IL KOJI NEL SAKE.

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IL KOJI: CENNI STORICI.

Nel mondo del sake esiste un antico detto che sancisce in modo inequivocabile l’importanza del koji come momento imprescindibile: “Primo il koji, seconda la shubo, terzo il moromi”. Il sake giapponese non potrebbe esistere senza il koji: niente koji, nessun sake. In altre parole, in mancanza del koji non si arriverebbe ad innescare la fermentazione sia nella madre del sake (shubo) né tantomeno nella fermentazione principale (moromi). Il koji rappresenta quindi le fondamenta su cui poggia l’intero processo di produzione del sake giapponese.

continua…

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Vi racconto una storia: Wakabayashi Brewery la forza del Destino.

La Wakabayashi Brewery si trova poco distante dalla cittadina di Ueda nella prefettura di Nagano. Nella piccola cantina Wakabayashi una giovane coppia, marito e moglie, da sempre condividono un sogno.

La Wakabayashi, è una tipica cantina familiare che vanta una antica tradizione e la cui sopravvivenza è legata a doppio nodo al passaggio “di padre in figlio”, anzi “di padre in figlia”. Fondata nel 1896, la Wakabayashi ha prodotto sake ininterrottamente fino al 1969 quando la famiglia, che da il nome alla cantina, decise di continuare solo la distribuzione dei loro sake e di affidarne ad altri la produzione. Nel 2017 la giovane figlia del proprietario…..

continua…

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Appuntamenti della settimana: Sake su Instagram e Zoom.

Sembra proprio che la settimana che sta arrivando sarà densa di appuntamenti dedicati sia a chi voglia avvicinarsi per la prima volta al sake giapponese sia per chi voglia approfondire alcuni argomenti specifici in modo professionale.

Il sake non si ferma anzi dilaga su Instagram e Zoom dove potrete assistere alle dirette in modo completamente gratuito e, sopratutto, potrete fare domande e risolvere dubbi sul nihonshu.

Seguendo un rigoroso ordine cronologico vi segnalo qui sotto i migliori appuntamenti assolutamente da non perdere. Tutti molto consigliati. Attenzione che in alcuni casi è necessario iscriversi.

LUNEDI’ 27 APRILE, ore 2,00 am.

Appuntamento per rimanere aggiornati sul mondo del sake.

Sake Industry news

 LUNEDI’ 27 APRILE, ore 15,00.

Per conoscere il sake partendo dagli ingredienti.

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Primo appuntamento dedicato al sake giapponese, il nihonshu. Parleremo dell’ingrediente principale del sake: il Riso. Quale riso è migliore? Quale tipologie di riso si usano per produrre il sake? Che cosa cambia tra un riso e l’altro?

Vi aspettiamo. Adatto per amatori e  professionisti.

MERCOLEDI’ 29 APRILE, ore 19:00.

Appuntamento dedicato alla Storia del sake

Webinar by Natsuki Kikuya

Per iscriversi qui.

SABATO 2 MAGGIO, ore 15,00.

Dedicato a chi piace il sake, gli aperitivi, il dolce vivere…

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Il sake in miscelazione nei cocktails ha trovato una nuova e originale strada e a Firenze alcuni famosi bartenders sono dal 2015 i precursori nell’interpretare la tradizione di questo millenario fermentato giapponese.

Dopo un primo appuntamento in cui abbiamo incontrato Daniele Cancellara Head Bartender del Rasputin, ne parleremo SABATO 2 MAGGIO con Sacha Mecocci, Head Bartender presso The Fusion Bar& Restaurant, che ci suggerirà anche come creare un brillante sake cocktail  a casa nostra.

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Il Sake è sake!

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Dekoji (courtesy of Miyasaka Brewery)

Il sake sembra sfuggente nella sua definizione. Lo hanno chiamato vino di riso per familiarizzare. E poteva andare bene agli albori del sake, in Italia soprattutto. Eppure ad un livello elementare di comprensione. E questo per spiegare che il sake non fosse un distillato e per cercare di riportarlo “in riga” tra i fermentati. Il ragionamento alla base poteva essere: per non confondere il sake con un distillato, appelliamoci al “fermentato nazionale” e se lo chiamiamo vino di riso possiamo alludere al fatto che sia per l’appunto un fermentato. Solo che dopo, lo step successivo, prevedeva che si dovesse specificare che proprio un vino non è in quanto di uva nel sake non se ne parla e la fermentazione del mosto è molto diversa da quella che sviluppa il riso. L’approssimazione di questa affermazione rischia cioè di portarci a rendere familiare con una similitudine il sake al vino, ma anche di voler rinunciare alla descrizione delle singolarità ed unicità dell’uno e dell’altro. Certo siamo all’interno della stessa famiglia, i fermentati, e poi? E poi basta. Oltretutto, a ben guardare non sempre il risultato sperato dalla trasposizione “vino di riso” è stato raggiunto, stante che fino a qualche anno fa alcune celebri istituzioni dedite all’insegnamento dell’enologia relegavano ancora il sake tra i… distillati.

Volendo definire il sake potremo dire che “È una bevanda ottenuta dalla fermentazione alcolica di riso raffinato e con l’utilizzo di enzimi e lieviti selezionati. In commercio ha una gradazione alcolica che generalmente si attesta tra i 12 ed 16 gradi. Puo’ essere incolore o presentare riflessi virati sul giallo o verde chiaro. Può avere aromi e profili di gusto che vanno dal fruttato/floreale all’erbaceo/cereale. Si puo’ servire freddo, a temperatura ambiente o caldo.”

Il sake giapponese si fa solo utilizzando come materia prima il riso. Non l’uva, non il grano o i petali di rosa, solo il riso.

Il sake è il fermentato che nasce con una gradazione alcolica pari tra i 18 ed i 22 gradi e, generalmente, prima di essere immesso in commercio viene diluito con acqua per portare il grado alcolico tra i 12 ed i 16, a seconda del tipo e del gusto del sake che si sta producendo.

Il sake è un fermentato che si serve come aperitivo quanto durante il pasto. Solo alcuni si addicono al dessert. Il sake si serve freddo, a temperatura ambiente e caldo. Certo che esistono alcuni sake che si bevono “anche” caldi. Non tutti. Una regola di prima mano? Cibo freddo sake freddo e cibo caldo sake caldo. E questo è materiale didattico dei corsi sul sake.

La questione era (ed è) quella di far comprendere che cosa sia il sake a chi non lo aveva mai assaggiato. Ma appellarsi al vino non serve o almeno è riduttivo. Ad oggi, a dire il vero, la situazione è cambiata, in meglio. Se infatti fino a qualche decennio fa in Italia si trovavano solo pochi sake, adesso, anche grazie ad internet, di sake in Italia ce ne sono e anche di ottima qualità. Diversi tipi di sake provenienti da differenti zone del Giappone permettono di costruire un quadro più organico. Alcuni ristoranti, poi, da tempo si sono dedicati ad avere oltre ad una carta dei vini anche quella dei sake dando la possibilità di provare al calice diverse tipologie di sake in abbinamento con la cucina nostrana.

E allora più di tante parole, provatene non uno o due, ma una dozzina! Un consiglio? Prima di scegliere un sake dalla carta, pensate molto semplice. Chiedetevi se vi potrebbe piacere un sake secco o complesso piuttosto che fruttato e fresco. Non esiste un solo gusto del sake, ne esistono molti. Se provate un sake che non vi convince, non vi fermate, andate avanti. E se trovate un sake sommelier lasciatevi guidare.  Il sake è il sake!

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Marzo 2018! Eventi in….. Sake!!

 

Il sake non e’ solo una bevanda. Il Sake e’ una cultura con la sua storia, un’alternativa – che aria di libertà! – ed un fenomeno complesso in continua evoluzione!

E’ con questa consapevolezza che creiamo gli eventi a Firenze per poter promuovere una corretta conoscenza di una storia tutta da scoprire. Anzi, cerchiamo di andare oltre e  di proporre abbinamenti e miscelazioni dal sapore internazionale per non rimanere ancorati ai  – pur sempre affascinanti e legittimi – romanticismi e per dare libero campo a chefs e bartenders in un crescendo di creatività.

Il sake non è solo una bevanda, è una cultura in progresso.

E allora ecco a Marzo due eventi molto diversi tra loro dove presenzieremo e presenteremo i nostri sake artigianali.

2018. 9 Marzo. One Night Sake!

 

Dalle ore 18.30 saremo per gli eventi Fuori di Taste al nuovo ristorante One Night in Bejing in Porta al Prato, dove potrete gustare due sake della cantina Yoshida della Prefettura di Fukui. Avremo l’occasione di degustarli al calice o nelle abili miscelazioni architettate dai bartenders Fabio Graffi e Lapo Guarducci.

I sake della Yoshida sono facili a riconoscere con quel bel drago bianco che si staglia sulla bottiglia bluette  l’Hakuryu (con l’acca aspirata come piace a noi toscani) Junmai Ginjo ci dona un bel corpo ricco di frutti e toni floreali.  Se invece vi piacciono toni più’ secchi e decisi troverete l’oramai famoso K9 con etichetta nera su bottiglia ambrata. Insomma ce ne sara’ per tutti i gusti!

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2018. 11 Marzo. Kawaii.

Chi l’ha detto che il sake lo si debba bere solo in abbinamento con il sushi?

Se vi sentite pronti a mettervi in gioco o se siete curiosi di provare un sake artigianale in food pairing con una selezione di affettati toscani, venite all’evento organizzato dallo storico ristorante giapponese Monoyama nella sua recente creazione: il fornitissimo sake bar Kawaii.

Potrete degustare un sake che proviene da una delle cantine più antiche del Giappone, la Tomita, che presenteremo nella sua declinazione di un Junmai Ginjo, elegante ed anticonvezionale, molto rock! Shichihonyari Junmai Ginjo. Con le sue sette lance stilizzate sull’etichetta (e sul tappo) questo sake artigianale proviene dalla storia del Giappone, da provare.

2018. 26 Marzo. Corso di primo livello WSET per conoscere il sake ed i suoi metodi di produzione.

Siamo oramai arrivati agli ultimi giorni e agli ultimi posti per potersi iscrivere al corso che si terra’ a Firenze.

Sara’ l’occasione per una full immersion nel mondo del sake con l’aiuto di chi le cantine giapponesi le ha visitate e porta’ quindi guidare nell’esplorare un mondo tutto da scoprire.

E se vi piace avere la possibilità di provare nuovi (e introvabili per l’Italia) sake… le sorprese non mancheranno…

.Qui per iscriversi.

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Joyo Shuzo Ltd.: originalità e bellezza.

La Joyo Shuzo Ltd. al Florence Wine Event 18-19 novembre.

Joyo Shuzo

La cantina Joyo Shuzo Ltd., fondata nel 1895, si trova nella parte sud della prefettura di Kyoto e vanta una produzione di circa novantamila litri di sake. Circa centoventimila bottiglie all’anno, per intenderci. Una piccola produzione quindi, che lavora con le materie prime locali e le proprie forze, senza compromessi. L’acqua di sorgente proviene dal pozzo che si trova al centro della cantina e da lì viene portata nelle tank dove il riso fermenta. Il riso utilizzato è solo riso da sake e proviene solo da coltivazioni locali. Dalla mattina alla sera e, qualche volta, anche la notte, gli operai lavorano da Ottobre fino a Marzo per far fermentare il riso con in mente un solo motto: bellezza ed originalità… la nostra sensibilità ed esperienza servirà a creare bellezza ed originalità nei nostri sake!

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Qui abbiamo selezionato due sake, belli ed originali appunto. Il primo è un Junmaishu in cui il riso è stato raffinato fino al 65%. Che riso? Gohyakumangoku. Si tratta di un riso molto famoso in Giappone per i sentori tipici in acidità, un buon corpo ed un finale corto. Anche se in realtà è originario della prefettura di Niigata, ad oggi molti produttori lo utilizzano scoprendo terroir differenti a seconda della zona. “E questo” come ci dice il proprietario della cantina ” è 100% Gohyakumangoku di Kyoto!”. La degustazione è consigliata…anche in abbinamento con cruditè, pesce azzurro e verdure fresche.

Accanto troverete una piccola perla. Anche qui siamo difronte ad un Junmaishu con un grado di raffinazione importante: 60%. Non è un caso che il suo nome completo sia Joyo Tokubetsu (Special) Junmaishu. E ancora una volta è il riso, Iwai, che ci ha colpito nella selezione.  Un riso raro da trovare tra i sake importati in Italia. Coltivazione nativa – questa sì – della prefettura di Kyoto, era stata abbandonata nel 1946 e solo negli ultimi decenni è stato possibile ripiantarlo grazie all’Università di Kyoto.  Che dire ancora? Iwai significa “celebrazione” o “invito a celebrare” e a noi, aspettando il Florence Wine Event, suona un po’ come un invito alla degustazione! … continua

Joyo Junmai e Tokubetsu Junmai

BARMAN & SAKE COCKTAIL.

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YUJO by Sacha Mecocci.

Riceviamo e volentieri proponiamo qui la recensione di uno dei più esperti, giovani, entusiasti Barman di Firenze, Sacha Mecocci – Cafè de Paris – che ha accettato di cimentarsi in una prova creativa con il sake. Sì perché cimentarsi con il sake è diventato sempre di più una prova di abilità e di creatività. Il sake solleva, per così dire, questioni delicate in ogni cocktails in cui viene miscelato.

Non è un segreto che la delicatezza che caratterizza questo fermentato giapponese possa rischiare di essere sopraffatta nella miscelazione dai forti sapori ed aromi degli altri ingredienti, lasciando il sake solo nella lista degli ingredienti del menu e relegandolo a mera suggestione di estremo oriente. Questo è il punto cruciale dei cocktails con il sake: riuscire a creare un equilibrio tra le sfumature eleganti, le note fruttate o di riso (dipende dal tipo di sake), con gli altri ingredienti in miscelazione. Equilibrio più che contrapposizione tra le diverse componenti di un cocktail perché nella natura del sake esiste l’ordine non la crisi.

E che dire dei Ginjo?  Nel morbido assaporar dei ginjo esiste una eleganza che esalta, come in una narrativa cristallina con gli altri elementi miscelati, una primaverile freschezza floreale  ed un raffinato fruttato. Creare un equilibrio che preservi queste delicatezze è il compito più difficile attraverso il quale passa il rispetto nei confronti di un fermentato, il sake, che da poco si è affacciato nel mondo della miscelazione.

 

YUJO by Sacha Mecocci

Dunque, quella che segue sono annotazioni tratte da una degustazione dell’Iwase Jumai Daiginjo della Prefettura di Toyama. Come consigliato, in un primo assaggio non ho provato il prodotto a temperatura ambiente, solo freddo.

Temperatura 4°circa

A naso la ricchezza di profumi colpisce subito. Si avvertono bene i sentori di riso accompagnati da una gradevole nota floreale. Assaggiandolo si avverte subito la buona corposità che riesce a far si che questo sakè avvolga la bocca con morbidezza.

Al palato si sentono chiaramente il riso ed i lieviti. I sapori escono chiaramente lasciando un gradevole retrogusto delicato quasi vanigliato. La giusta acidità lascia pulito il palato ed i 16 gradi alcolici non si avvertono.

Nel complesso un sakè che mi ha ricordato molto alcuni vini bianchi a cui siamo abituati. La corposità decisa e le note fruttate fanno si che questo sakè goda di una persistenza molto lunga ed invita sicuramente ad un altro sorso.

Miscelazione

Chiaramente, come ho già fatto altre volte, non ho potuto rinunciare a sottoporre anche questo sake alla prova di miscelazione!

Date le caratteristiche di corposità e presenza dei profumi, ho deciso di miscelare questo Junmai Daiginjo con del jenever invecchiato 12 anni e del calvados. Durante la degustazione del prodotto liscio, ho pensato a questi due prodotti…

Assaggiando i singoli prodotti ho pensato: cosa accadrebbe se li servissi caldi?

Detto – fatto!

Nasce il “Yujo” (amicizia)

La ricetta si compone di:

50ml Junmai Daiginjo

15ml Oud Graanjenever 12 jaar oud

20ml Fine Calvados

Gli ingredienti vengono miscelati senza ghiaccio, riscaldati a bagno maria e diluiti con 50ml di acqua.

Appena caldi, vengono versati in una teiera. La miscela potrà essere aromatizzata a piacimento con fiori o spezie. Ho provato con della malva ed ho ottenuto un gradevole risultato.

Il drink verrà servito in tradizionali tazze da tè giapponesi.

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YUJO by Sacha Mecocci.

Sake utilizzato: IWASE JUNMAI DAIGINJO.

FirenzeSake: il sake come alternativa.

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Importare sake giapponese vuol dire prima di tutto far comprendere che si parla di un prodotto risultante dalla storia ed intriso nella cultura nipponica. Mai solo una bevanda, bensì un simbolo frutto di secoli e di evoluzioni che talvolta hanno precorso i tempi moderni: basti pensare alla pastorizzazione utilizzata ancor prima che il dottor Louis Pasteur ne enunciasse i principi ed il metodo, solo per fare un esempio.

Avere a che fare con il sake significa comprendere che si sta gestendo un epifenomeno antropologico e culturale complesso o, se vogliamo, una complessa struttura culturale i cui elementi sono dati dalla letteratura, dalla storia, dalla tradizione sacra e profana e, di certo, dall’agricoltura.

Si è appena conclusa una settimana intensa sia dal punto di vista umano che da quello professionale. Una settimana in cui il pubblico toscano ha avuto la possibilità di confrontarsi con un produttore di sake giapponese e con un autentico Maestro Sake Sommelier.

E’ chiaro che, dato l’argomento, il pubblico che ci aspettiamo in queste occasioni è quello attento, curioso, divertito ed interessato dall’idea di poter allargare i propri orizzonti con un’esperienza sensoriale diversa.

E’ proprio questo che ci prefiggiamo: poter offrire nei nostri eventi una esperienza alternativa, un gusto diverso. Senza, per carità, avere la pretesa di esaurire in poche ore quello che è l’universo di nozioni ed informazioni che compongono il “sistema sake”. Quanto piuttosto con l’intenzione di rendere consapevoli e sollecitare nuove note di gusto nei sensi degli astanti. Una esperienza alternativa, non esaustiva. In effetti, si dovrebbe parlare non tanto di gusto del sake quanto di gusti del sake. Tanti gusti quante sono le produzioni delle cantine giapponesi, tutte diverse, tutte con una loro peculiarità e storia di vita vissuta.

Ecco questo è lo scopo e lo si realizza importando sake giapponese ed organizzando questi momenti di avvicinamento ad un mondo altrimenti sconosciuto e distante ( e talvolta – spesso!- distorto nell’immaginario collettivo) rispetto alla realtà delle cose vere.

Qui sotto riproponiamo alcuni momenti salienti della degustazione di sake sotto la guida del Maestro Itakura presso la sede AIS – delegazione di Pistoia con la collaborazione dell’Accademia dei Vini.

Foto di Marco Triarico

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